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Bach a Stresa

James Ehnes è un signore sulla soglia dei quaranta, elegante, magro, alto, con la cravatta tenuta da un fermacravatte in oro e la fede ben visibile al dito. Se lo incontraste per strada immaginereste che si tratta del nuovo direttore della vostra filiale di banca (ancor più se viveste in Svizzera o in Germania). Stefano Montanari è un signore che vedi spesso con pantaloni neri di pelle, variamente sormontati da una maglia nera che ricorda vagamente una calzamaglia da cavaliere medievale. Lo immaginereste in un pub, con un boccale di birra e una rumorosa compagnia. Il primo ha i capelli appena brizzolati e perfettamente pettinati, il secondo li ha completamente rasati e porta ben visibile un orecchino. Cosa hanno in comune? Sono due apprezzati violinisti e sono – in ordine inverso a quello di presentazione – gli ultimi due esecutori allo Stresa Festival delle Sonate ePpartite per violino solo di Johan Sebastian Bach. Le differenze però non si limitano all’aspetto esteriore. Ehnes è un violinista di impostazione “classica”, Montanari è un di scuola “filologica” che ha scritto anche un libro sul violino barocco. Ma ne parliamo dopo.
Lo Stresa Festival – tra gli altri – ha agli occhi di chi scrive un sicuro merito. Ogni anno come “stelle fisse” del firmamento musicale che propone, ha l’esecuzione delle Suites per violoncello solo e le Sonate e Partite per violino solo di Bach. Le seconde in particolare le propone in due concerti consecutivi, nella stessa serata, a distanza di un’ora, di solito l’ultima domenica di agosto. L’esecuzione di norma avviene nella chiesa del collegio dei Rosminiani della cittadina piemontese. E’ sempre un unico esecutore che affronta le Sonate e Partite divise nei due concerti. Si tratta di una prova ardua per l’interprete ma anche per il pubblico, che in quasi tre ore di concerto è costretto sulle panche scomode della chiesa, tra le severe tombe di Antonio Rosmini e di Clemente Rebora. Alla fine (raramente il programma è strutturato diversamente) arriva la Ciaccona, ultimo movimento della seconda Partita (BWV 1004). Appena il violino sgrana l’accordo iniziale, gli ascoltatori si scambiano dei colpetti silenziosi. Le sonate e partite sono vertici assoluti non solo della musica violinistica, ma della musica in generale, ma la Ciaccona è – se possibile – ancora qualcosa di più.
L’Hilliard Ensemble con Christoph Poppen ne ha realizzato una versione per l’Ecm (il cd si intitola Morimur) che ne sottolinea il carattere doloroso, funebre. Personalmente l’ho sempre considerata come un artiglio (di Dio?) che lacera l’anima. Un’esperienza dolorosa che nell’ascolto di un cd non sempre riesco a portare a termine.
Ridurre la lunga marcia dell’interprete e del pubblico a un cammino verso la Ciaccona sarebbe ingeneroso. E a dimostrarlo è l’entusiasmo con cui ognuno dei pezzi presentati è in genere salutato dal pubblico. Ma quale è l’esecuzione corretta? Dalla parte del pubblico, avendo avuto modo più volte di assistere a questa maratona violinistica, ho potuto notare che questa sfida è apprezzata sempre, magari con una certa preferenza sulle versioni “classiche” rispetto a quelle filologiche. Un pubblico generoso, che qualche anno fa compensò con lunghissimi applausi una nota violinista nonostante molte sbavature ed evidenti stonature.
Resta che le Sonate e Partite sono una vera summa, una vera cittadella della musica. Ogni interpretazione ti fa apprezzare in modo particolare alcuni percorsi tra le sue strade. In ogni caso ne vale sempre la pena. Si potrà preferire un’impostazione “classica” o filologica (si tratta di una battaglia interminabile tra scuole diverse: Alberto Basso ricorda che era stata ipotizzata l’esistenza di un archetto ad hoc per la musica per violino di Bach), ma alla fine affrontare la panche del collegio Rosmini varrà sempre il prezzo del biglietto.